Obbligo DPI: chi li fornisce, chi li sceglie, quando vanno usati

Dispositivi protezione individuale anticaduta

Comprare il dispositivo di protezione individuale sbagliato, non indossarlo nel modo corretto, affidarne la scelta a chi non ha gli strumenti per farlo: sono gli errori che vediamo più spesso nei sopralluoghi, e sono anche quelli che trasformano un obbligo normativo in un rischio reale. In questo articolo spiego come funziona davvero l’obbligo DPI: chi è responsabile di cosa, come si sceglie il dispositivo giusto e quando va usato.

Mi chiamo Devis Cherubini, founder di Mico Antinfortunistica. In oltre dieci anni di lavoro con aziende industriali ho visto come gli stessi errori si ripetano, indipendentemente dal settore o dalla dimensione dell’azienda. Questo articolo nasce proprio da quell’esperienza.

Obbligo DPI: cosa prevede il D.Lgs. 81/08

La prima cosa da capire è che il D.Lgs. 81/08 non mette tutti i rischi sullo stesso piano. Prima si cerca di eliminare il pericolo alla fonte, poi lo si riduce con misure collettive come parapetti, reti di sicurezza o protezioni fisse.

I DPI entrano in gioco solo quando queste soluzioni non sono tecnicamente praticabili. Sono l’ultima linea di difesa, non il punto di partenza. Per l’approfondimento normativo completo, incluse le novità introdotte dalla riscrittura dell’Art. 115 ad opera del D.L. 159/2025, rimando al nostro articolo sulla normativa DPI anticaduta.

C’è poi una distinzione che nella pratica fa molta differenza: tra “DPI obbligatorio” e “DPI consigliato“. Il primo è prescritto dalla valutazione del rischio, e cioè la sua assenza è una non conformità con conseguenze penali per il datore di lavoro. Il secondo è una misura aggiuntiva, utile ma non imposta. In caso di ispezione ASL o di indagine successiva a un infortunio, capire in quale categoria ricade un dispositivo può cambiare tutto.

Chi deve fornire ai lavoratori i necessari DPI?

La risposta è chiara: il datore di lavoro. L’obbligo include la fornitura gratuita, la scelta di un dispositivo adeguato al rischio specifico e la conformità al Regolamento UE 2016/425 con marcatura CE. Non basta consegnare un qualsiasi DPI: deve essere quello corretto per quella lavorazione, non uno generico preso dallo scaffale.

Il RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) ha un ruolo distinto ma complementare: analizza i rischi presenti in azienda, indica quale tipologia di dispositivo è idonea per ogni mansione e verifica che i DPI vengano effettivamente utilizzati. Nella realtà, però, queste due figure spesso non si coordinano abbastanza, e il risultato è che i dispositivi vengono acquistati senza una vera valutazione tecnica a monte.

In Mico affianchiamo RSPP e HSE specialist (cioè il responsabile Health, Safety & Environment) già nella fase di selezione, con il supporto tecnico diretto dei produttori. Non vendiamo soltanto il prodotto: aiutiamo a capire qual’è quello giusto per il tuo contesto specifico.

Come si scelgono i dispositivi di protezione individuale?

Questa è la domanda più sottovalutata, e quella dove si concentrano gli errori più pericolosi. Il processo corretto parte sempre dalla valutazione del rischio, poi si identifica la tipologia di DPI, si verifica la conformità alle norme EN applicabili e solo alla fine si acquista. Saltare il primo passaggio, cioè comprare “qualcosa per i lavori in quota” senza partire dall’analisi, è l’errore che vediamo più spesso.

Nella pratica, quattro fattori determinano la scelta concreta:

  1. frequenza d’uso: un dispositivo usato una volta al mese ha esigenze molto diverse da uno usato otto ore al giorno;
  2. durata dell’utilizzo: comfort ed ergonomia diventano fattori di sicurezza reale su turni lunghi;
  3. tipologia di intervento: lavorazione ordinaria o straordinaria, in quota o in spazio confinato;
  4. ambiente di lavoro: presenza di agenti chimici, spigoli vivi, rischio di alta tensione, tutte variabili che possono escludere certi prodotti e/o renderne necessari altri.

I tipi di cordino anticaduta a confronto

Una delle confusioni più frequenti che rileviamo tra i clienti riguarda i cordini. Non sono tutti uguali e non sono intercambiabili: ognuno è progettato per una funzione specifica, e usarne uno al posto dell’altro, anche in buona fede, può avere conseguenze gravissime in caso di caduta.

TipologiaNormaFunzioneQuando si usaArresta la caduta?
TrattenutaEN 358Impedisce di raggiungere la zona a rischioPerimetri con rischio caduta evitabileNo
PosizionamentoEN 358Lavoro a mani libere su struttura stabileTralicci, pali, 3 punti di contattoNo
AnticadutaEN 354 + EN 355Arresta la caduta dissipando l’energiaQualsiasi rischio di caduta libera
Mini retrattileEN 360 + DIN 19427Arresta la caduta con recupero automaticoPLE telescopiche, movimenti frequenti

Un esempio concreto che troviamo spesso nei sopralluoghi: operatori su piattaforme di lavoro elevabili (PLE) telescopiche che usano un cordino di posizionamento EN 358. A prima vista sembra una configurazione corretta, ma non tiene conto del rischio principale di queste attrezzature: l’effetto catapulta.

In caso di collisione, l’operatore può essere sbalzato fuori dalla cesta, e un cordino di posizionamento non è progettato per gestire quella situazione. La soluzione corretta è un mini retrattile conforme EN 360 e DIN 19427, come il Kratos Olympe-S da 1,75 m: pesa meno di 800 grammi ed è lo strumento più sicuro e comodo per lavorare su PLE.

Quando devono essere usati i DPI?

La regola di base è semplice: prima di iniziare la lavorazione, non dopo che qualcosa è già andato storto. Eppure quello che Maurizio, il nostro specialista di sopralluoghi, rileva più spesso sul campo sono tre situazioni ricorrenti:

  1. DPI presenti in azienda ma non indossati;
  2. DPI indossati in modo scorretto (imbracatura non regolata correttamente, attacco sbagliato);
  3. DPI presenti ma inadeguati rispetto alla lavorazione che si sta svolgendo.

Vale la pena tenerlo presente anche dal punto di vista dei controlli: quando l’ASL interviene in azienda o cantiere, che nella maggior parte dei casi è dopo che un infortunio è già avvenuto, verifica prima la validità delle procedure documentate e poi l’utilizzo reale sul campo. Avere una documentazione impeccabile non basta se gli operatori non indossano i DPI.

Manutenzione DPI: l’obbligo che si dimentica

I DPI anticaduta di terza categoria devono essere ispezionati ogni 12 mesi da una persona competente o direttamente dal fabbricante. Non è una raccomandazione: è un obbligo normativo. Per tutti i dettagli su periodicità, documentazione richiesta e il sistema KSone di Kratos per la gestione digitale delle scadenze, rimando all’articolo dedicato ai DPI di terza categoria.

Un aspetto che sottolineiamo sempre ai nostri clienti: la documentazione dell’ispezione non è solo un adempimento burocratico, è una tutela concreta per il datore di lavoro. In caso di infortunio, dimostrare che i DPI erano stati ispezionati nei tempi previsti e dichiarati idonei può fare una differenza reale in sede di indagine.
In Mico gestiamo le ispezioni con un sistema dual-track: internamente per i DPI Kratos (siamo centro assistenza autorizzato), con gestione completa della spedizione verso ditte specializzate multimarca per Skylotec, Camp e Tractel.

Come Mico supporta le aziende

Ilaria e Monica nel nostro ufficio vendite supportano la fase di selezione: dal confronto tra le diverse tipologie di DPI fino alla verifica che il dispositivo scelto sia conforme alla normativa per quel contesto specifico.
Maurizio è invece disponibile per sopralluoghi diretti in azienda o cantiere: verifica lo stato dei dispositivi in uso, identifica configurazioni non conformi e indica le correzioni necessarie.

Per i prodotti disponibili in pronta consegna, come imbracature, cordini, mini retrattili e linee vita temporanee, il riferimento è il nostro shop online.

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Articolo di:
Devis Cherubini
Punto di riferimento del nostro store, in Mico è responsabile dell'ufficio tecnico anticaduta. Nei suoi articoli trasmette la passione e la competenza sui temi dell'antinfortunistica.

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