Le cadute dall’alto sono ancora oggi la prima causa di morte sul lavoro in Italia. Una realtà che chi lavora su coperture, capannoni industriali o impianti fotovoltaici conosce bene.
Mi chiamo Devis Cherubini, CEO e founder di Mico Antinfortunistica. In questo articolo faccio chiarezza su un tema sempre più richiesto dai nostri clienti industriali: obblighi reali sui DPI anticaduta, normativa di riferimento e impatto concreto della riscrittura dell’Art. 115 del D.Lgs. 81/2008, introdotta dal D.L. 159/2025, convertito nella Legge 198/2025 (in vigore dal 31 dicembre 2025).
Cosa sono i DPI anticaduta e quando sono obbligatori
I DPI anticaduta sono dispositivi di protezione individuale progettati per proteggere il lavoratore dal rischio di caduta dall’alto. Rientrano nella terza categoria ai sensi del Regolamento UE 2016/425, quella riservata ai rischi che possono causare conseguenze irreversibili o la morte. Appartengono a questa famiglia: imbracature integrali, cordini con assorbitore di energia, dispositivi retrattili, connettori e sistemi di ancoraggio.
L’obbligo DPI scatta quando non è possibile eliminare il rischio attraverso misure di protezione collettiva. Il D.Lgs. 81/2008 è esplicito: i DPI non sono la prima scelta, ma l’ultima risorsa quando le protezioni collettive non sono tecnicamente praticabili. Questo principio di gerarchia — collettivo prima, individuale dopo — è il cuore della normativa DPI anticaduta e diventa ancora più centrale con la riscrittura dell’Art. 115.
La normativa DPI anticaduta: dall’UE 2016/425 all’Art. 115
La normativa DPI anticaduta si muove su due livelli.
A livello europeo, il Regolamento UE 2016/425 definisce requisiti di sicurezza, classificazione per categorie e obblighi di marcatura CE. Per i DPI di III categoria è obbligatoria la certificazione da parte di un organismo notificato terzo e, come abbiamo visto nel nostro articolo dedicato ai DPI di terza categoria, l’addestramento pratico obbligatorio per chi li utilizza.
A livello nazionale, il riferimento è il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza), e in particolare l’Art. 115 — completamente riscritto dall’art. 5 del D.L. 159/2025, convertito nella Legge 198/2025 (G.U. n. 301 del 30/12/2025, in vigore dal 31 dicembre 2025) — che disciplina i sistemi di protezione contro le cadute nei lavori in quota.
La gerarchia delle protezioni secondo il nuovo Art. 115
| Priorità | Sistema | Tipo |
|---|---|---|
| 1° | Parapetti | Protezione collettiva |
| 2° | Reti di sicurezza | Protezione collettiva |
| 3° | Sistema di trattenuta | DPI individuale |
| 4° | Sistemi di posizionamento sul lavoro | DPI individuale |
| 5° | Sistemi di accesso e posizionamento tramite funi | DPI individuale |
| 6° | Sistema di arresto caduta | DPI individuale |
Cosa cambia con la riscrittura dell’Art. 115
La riscrittura non ha stravolto i principi fondamentali: li ha resi più chiari, più rigidi e più difficili da reinterpretare. Come sottolinea anche la Circolare INL n. 1/2026, la modifica “impone una gerarchia tecnica chiara nella progettazione delle opere provvisionali e nella redazione del PSC e dei POS”.
La nostra posizione tecnica in Mico è positiva. Il nuovo testo rafforza in modo inequivocabile la priorità dei sistemi collettivi, rendendo esplicita la sequenza decisionale che ogni azienda deve seguire e documentare.
In pratica: la valutazione del rischio deve motivare esplicitamente perché la protezione collettiva non era applicabile in quel contesto. Tutta la documentazione tecnica deve essere coerente con questa sequenza. La semplice preferenza tecnica o organizzativa verso i DPI non è più sufficiente.
La zona grigia: DPI vs protezione collettiva, il nodo del costo
Vedo che pochi ne parlano, ma questa parte è per noi la più importante: capita spesso che il committente si orienti verso i DPI individuali perché hanno un costo iniziale più contenuto rispetto a un parapetto o a una rete.
Da consulenti esperti del settore, Il nostro compito è duplice:
- richiamare cosa prevede la norma: scegliere i DPI quando i collettivi sono applicabili non solo è una scelta discutibile, ma anche una non conformità;
- valutare con il cliente tutti gli elementi concreti: tipo di lavorazione, frequenza di accesso in quota, numero di operatori coinvolti.
Solo così si arriva alla soluzione più corretta sul piano normativo e più efficace per la sicurezza reale.
Caso pratico: il capannone industriale con fotovoltaico
Uno dei casi più frequenti che gestiamo è il tetto di un capannone industriale con impianto fotovoltaico.

La prima domanda non è “quale imbracatura serve?”, ma “come si protegge il perimetro?”. Nella maggior parte dei casi la risposta è: parapetto permanente in alluminio, come la nostra serie POP, che garantisce sicurezza sia in fase di installazione sia in tutte le future manutenzioni — senza DPI da distribuire, senza addestramento da ripetere.
Il secondo aspetto critico sono i lucernari, spesso sottovalutati come rischio di caduta per sfondamento:
- lucernari traslucidi: reti anticaduta metalliche Safety Net di Pasini Group (siamo distributori e installatori certificati);
- lucernari rialzati: reti in polipropilene Retificio Ribola;
- lucernari a shed: barre anticaduta trasversali.
Maurizio, il nostro specialista, effettua sopralluoghi in azienda per valutare la configurazione del coperto e definire la soluzione più adatta.
Cosa controlla l’ASL in cantiere
L’ASL verifica due macro-aree: la valutazione del rischio (adeguata, coerente con la situazione reale, allineata alla gerarchia normativa) e la documentazione tecnica delle soluzioni installate: relazione tecnica illustrativa, verifica dei fissaggi, manuali dei prodotti, conformità dei materiali, dichiarazione di corretta installazione.
Un impianto perfettamente eseguito ma privo di documentazione completa è comunque non conforme. È un aspetto che sottolineiamo sempre, perché la parte documentale viene spesso curata meno di quella tecnica.
I DPI anticaduta che forniamo: brand e criteri di scelta
La scelta parte dalla valutazione del rischio, non dal brand. Per i DPI anticaduta di III categoria lavoriamo con i marchi di riferimento a livello internazionale:
- Kratos Safety: brand su cui abbiamo investito in modo particolare: siamo centro assistenza autorizzato per le ispezioni annuali e utilizziamo il sistema QR Code KSone per la gestione documentale digitale;
- Skylotec: soluzioni di alta gamma per contesti complessi;
- Camp: forte tradizione tecnica, apprezzato in ambito verticale e industriale;
- Tractel: riferimento per sistemi di sollevamento e recupero.
Per la protezione collettiva: parapetti POP Mico, reti Safety Net Pasini, reti polipropilene Ribola. Per gli ancoraggi: serie Rock e Smart Mico.
Tutti i prodotti disponibili in pronta consegna sono sul nostro shop online. In particolare, puoi trovare i DPI anticaduta, le imbracature e i dispositivi per le vie respiratorie.
Conclusioni: come adeguarsi subito
La riscrittura dell’Art. 115 è un’opportunità che può essere usata per fare una revisione seria in azienda: valutazione del rischio, documentazione, scelta delle protezioni. Chi lo fa si trova in una posizione più solida sia sul piano normativo che su quello della sicurezza reale.
Il nostro tecnico esperto, Maurizio, è disponibile per un sopralluogo in azienda per verificare la conformità degli impianti esistenti. Ilaria e Monica supportano nella scelta della soluzione più adatta al tuo contesto specifico.
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