Quando si parla di sicurezza in quota, l’attenzione va quasi sempre alla linea vita nel suo insieme: il percorso, il cavo, i punti di transito. Ma il componente che decide davvero se un impianto tiene o cede è un altro: l’ancoraggio. È il punto in cui tutto il sistema anticaduta scarica la propria forza sulla struttura dell’edificio, ed è anche l’elemento più facile da sottovalutare, perché “sembra” sempre a posto anche quando non lo è.
In questo articolo vediamo cos’è un punto di ancoraggio, quali tipologie esistono per i diversi tipi di tetto e, soprattutto, come si sceglie quello corretto… perché la certificazione del singolo prodotto, da sola, non basta.
Cos’è un punto di ancoraggio per linea vita
Un punto di ancoraggio (o dispositivo di ancoraggio) è l’elemento strutturale a cui si collega il sistema anticaduta, sia esso linea vita, cordino o dispositivo retrattile, per garantire la tenuta in caso di caduta. Il riferimento normativo storico è la EN 795, che classifica i dispositivi per tipologia (puntuali, linee flessibili, linee rigide) e ne definisce i requisiti minimi di resistenza.
Ancoraggio e DPI, però, non vanno confusi: seguono norme diverse (EN 795/UNI 11578 il primo, EN 365 i secondi) e anche le cadenze di ispezione sono diverse, come vedremo più avanti.
Dal 2024 gli ancoraggi permanenti e i ganci di sicurezza per edifici sono normati in modo più specifico dalla UNI EN 17235:2024, che introduce requisiti di resistenza e durabilità più severi e una classificazione dedicata (kit A, B, C, D).
Abbiamo già dedicato un articolo tecnico alla UNI EN 17235:2024 per chi vuole approfondire cosa cambia rispetto alla EN 795 classica: qui ci concentriamo su un aspetto altrettanto pratico, cioè come tradurre quella norma in una scelta corretta sul tetto che avete davanti.
Le tipologie di ancoraggio per tetto più diffuse
Non esiste un ancoraggio “universale”: la scelta dipende dal tipo di copertura e dalla struttura sottostante. Le famiglie più comuni sono:
- Ganci da falda. Pensati per tetti a falda inclinata, si fissano alla struttura portante (travetti, arcarecci) e restano spesso a vista sul manto di copertura. È la soluzione più diffusa su capannoni e coperture industriali tradizionali.
- Piastre per lamiera o pannello sandwich.
Si installano su coperture metalliche o coibentate, distribuendo il carico sulla lamiera senza comprometterne la tenuta all’acqua. Servono fissaggi dedicati e, spesso, controsupporti interni. - Ancoraggi per tetti piani.
Su coperture piane si può optare per ancoraggi a contrappeso, che non forano il manto impermeabilizzante, oppure per ancoraggi strutturali quando serve una tenuta maggiore. - Ancoraggi strutturali passanti. Fissati direttamente alla struttura in cemento armato o in acciaio, sono la soluzione con la resistenza più elevata, tipica di impianti permanenti a uso frequente o multi-operatore.
Nella nostra gamma, ad esempio, la linea Rock copre pali, piastre e ancoraggi puntuali per coperture in laterizio e cemento, mentre la linea Smart è pensata specificamente per lamiera grecata e pannello sandwich. Non è un caso che esistano due famiglie di prodotto distinte: la copertura determina il dispositivo, non il contrario.


Come si sceglie l’ancoraggio giusto
I criteri principali sono quattro:
- tipo di copertura (falda, lamiera, sandwich, tetto piano, cemento) e relativa struttura portante;
- numero di operatori previsti contemporaneamente sull’impianto: cambia il dimensionamento del sistema, non solo del singolo ancoraggio;
- configurazione del percorso: un ancoraggio puntuale isolato ha requisiti diversi da uno inserito in una linea orizzontale continua;
- uso permanente o temporaneo: per interventi occasionali possono bastare soluzioni provvisorie; per manutenzioni ricorrenti (fotovoltaico, impiantistica di copertura) ha senso un ancoraggio permanente.
Ci sono alcuni errori che vediamo ripetersi spesso: scegliere il dispositivo guardando solo la copertura visibile, senza verificare la struttura portante, la stratigrafia e il sistema di fissaggio.
Oppure ritenere sufficiente la certificazione del singolo prodotto. In realtà la sicurezza dipende dall’intero sistema (ancoraggio, fissaggi, supporto strutturale, DPI e modalità di utilizzo) non da un unico componente conforme.
Perché un ancoraggio “a norma” non basta senza un sopralluogo
Capita spesso di intervenire su coperture già dotate di linea vita, ma con ancoraggi non adatti alla struttura, mal posizionati o difficili da raggiungere in sicurezza. Durante il sopralluogo analizziamo il supporto, il punto di accesso, i percorsi e il numero di operatori previsti: in base alle criticità riscontrate possiamo integrare ancoraggi puntuali, modificare il percorso anticaduta o riprogettare parte dell’impianto.
Un impianto può sembrare regolare (pali, cavo, cartellonistica tutti presenti) e avere comunque criticità non immediatamente visibili: fissaggi non verificati, punti di ancoraggio non raggiungibili in sicurezza, rischio di effetto pendolo, corrosione, deformazioni, assenza della documentazione tecnica.
Per questo il controllo visivo da solo non basta: va sempre accompagnato da una verifica tecnica e documentale. È il motivo per cui Maurizio, il nostro specialista sopralluoghi, valuta l’impianto nel suo insieme e non il singolo ancoraggio isolato.
Installazione, ispezione e obblighi documentali
Gli ancoraggi vanno installati da personale competente e, come tutti i dispositivi anticaduta, richiedono una verifica periodica documentata, con regole diverse a seconda del componente.
I DPI (imbracature, cordini, dispositivi retrattili) vanno ispezionati al massimo ogni 12 mesi secondo la EN 365.
I dispositivi di ancoraggio (EN 795 / UNI 11578) seguono invece la UNI 11560:2022: è il fabbricante a indicare la cadenza, con un massimo consentito di 24 mesi.
Abbiamo trattato più nel dettaglio come funziona il servizio di ispezione, incluso il sistema di tracciamento con QR code di Kratos, nell’articolo sui DPI di terza categoria.


Quali prodotti scegliere
Non esiste un prodotto adatto a tutte le coperture: la scelta dipende dal tipo di struttura, dalla configurazione dell’impianto, dal numero di operatori e dall’utilizzo permanente o temporaneo.
A seconda dei casi utilizziamo pali, piastre per lamiera o pannello sandwich, ganci da falda e ancoraggi strutturali della gamma Mico, oltre a linee vita temporanee di Kratos e CAMP. Più che consigliare un prodotto specifico, consigliamo dispositivi certificati, compatibili con il supporto, resistenti agli agenti atmosferici e facilmente ispezionabili nel tempo. Per questo conviene affidarsi a chi può offrire anche la consulenza tecnica, non solo la vendita, come noi di Mico.
Potete trovare la gamma completa di ancoraggi Rock e Smart, oltre ai brand Kratos, Skylotec, Camp e Tractel disponibili in pronta consegna, nella sezione linee vita e ancoraggi del nostro sito.
Avete dubbi sull’ancoraggio della vostra linea vita?
Volete verificare se l’impianto esistente è davvero a norma?
Richiedete un sopralluogo tecnico a Maurizio.
Domande frequenti
Dipende dal tipo di copertura (falda, lamiera, sandwich, tetto piano, cemento), dal numero di operatori e dall’uso previsto (permanente o temporaneo). Non esiste un dispositivo universale: la scelta corretta nasce da un sopralluogo, non da un catalogo.
Gli ancoraggi non sono DPI, ma dispositivi strutturali regolati dalla UNI 11560:2022: è il fabbricante a stabilire la cadenza di ispezione, fino a un massimo di 24 mesi. Il limite dei 12 mesi vale invece per i DPI (imbracature, cordini, retrattili) che si agganciano all’ancoraggio, secondo la EN 365.